sabato 24 maggio 2014


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sabato 17 maggio 2014

CHIESA ORTODOSSA RUSSA

Nota del Dipartimento per l’informazione

 
Il Dipartimento sinodale per l’informazione del Patriarcato di Mosca ha rilasciato una dichiarazione ufficiale in connessione con il divieto di ingresso in Ucraina imposto dalle autorità di frontiera al presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hilarion di Volokolamsk. Ne riportiamo il testo integralmente.
 
Il 9 maggio 2014, al controllo di frontiera presso l’aeroporto internazionale di Dnepropetrovsk il presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hilarion di Volokolamsk, è stato fermato. Dopo diverse ore di attesa, ha ricevuto una comunicazione scritta con il divieto di attraversare il confine di Stato dell’Ucraina, in riferimento alla prima parte dell’articolo 8 della legge dell’Ucraina «Sul controllo delle frontiere», dal momento che «l’organismo competente del Governo ucraino ha deciso di vietargli l’ingresso in Ucraina». In connessione con tale incidente il Dipartimento sinodale per l’informazione è autorizzato a dichiarare quanto segue. 

Provoca estrema perplessità e profondo rammarico la decisione delle autorità ucraine, adottata in un momento in cui il popolo ucraino è sottoposto a dure prove e la Chiesa ortodossa russa sta facendo tutto il possibile per ripristinare la pace e l’armonia nel Paese, per promuovere il dialogo tra le parti in conflitto e la cessazione della violenza. 

La visita del metropolita Hilarion doveva avvenire in concomitanza con le celebrazioni per il 75° genetliaco del metropolita Irinej di Dnepropetrovsk e Pavlograd, uno dei gerarchi più stimati e venerati della Chiesa ortodossa ucraina. In qualità di rappresentante personale del Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill, il presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca doveva prendere parte alla Liturgia, dove era stato incaricato di dare lettura del messaggio di congratulazioni del Patriarca e conferire al festeggiato l’alta onorificenza della Chiesa. In questa situazione, il metropolita non ha avuto altra scelta che eseguire l’incarico ricevuto al controllo dei passaporti all’aeroporto di Dnepropetrovsk. 

In diversi Paesi, tra cui l’Ucraina, in tutte le sue regioni, la Chiesa ortodossa russa unisce milioni di fedeli ortodossi con idee politiche differenti. La Chiesa condanna fermamente qualsiasi tentativo di trasferire il conflitto politico e civile in Ucraina sul piano religioso, e per conto del suo Primate esprime la sua dura protesta contro tutte le azioni volte a limitare le sue attività umanitarie, a impedire la sua missione di pace e a ostacolare il superamento del conflitto civile sul suolo ucraino.

Ad Odessa bruciato il Quartier generale della campagna elettorale della Timoshenko



Sconosciuti alla dato alle fiamme la sede del candidato presidenziale Julija Timoshenko. Nella notte del 17 maggio un incendio è scoppiato nei locali della sede elettorale del partito "Patria" nel rajon Suvorov di Odessa.

Gli aggressori hanno rotto una finestra e gettato all’intero "Cocktail Molotov". La guardia udendo il rumore di vetri infranti ha chiamato i vigili del fuoco. Completamente bruciata solo una stanza dell’ufficio. Gli uffici si trovano al piano terra di una casa di nove piani e l’incendio doloso ha minacciato la vita di centinaia di persone.

http://www.vesti.ru/doc.html?id=1589883



IL LEADER DEI COMUNISTI UCRAINI HA RISCHIATO DI BRUCIARE VIVO NELLA SUA AUTOMOBILE




A Kiev il leader del Partito comunista ucraino Petra Simonenko è sfuggito ad un attentato. È stato riferito che circa 30 uomini mascherati hanno inseguito la sua autovettura gettando bottiglie molotov. La responsabilità per l'attacco è da attribuirsi agli attivisti cosiddetti " Automajdan".

Il tutto è accaduto dopo un dibattito televisivi a cui ha partecipato Simonenko e dove aveva affermato di ritirare la propria candidatura alle elezioni presidenziali. Secondo Simonenko la causa del ritiro sta nella censura nel paese e nell’azione libera da parte dei gruppi radicali banditeschi. In una tale situazione poter agire pienamente in campagna  elettorale per i comunisti non è possibile dato che molti membri del partito sono minacciati di morte.  

Simonenko ha definito illegittime le elezioni, informa il canale " Russia 24".


http://www.vesti.ru/doc.html?id=1590704





Dichiarazione del Ministero degli Esteri della Russia in relazione alle operazioni punitive delle autorità di Kiev in corso nel sud-est dell'Ucraina


Nella notte del 17 maggio la situazione è peggiorata nei dintorni della città di Slavjansk, redione del Donezk. L’esercito ucraino, con il supporto dell’aviazione militare, ha nuovamente tentato di prendere d'assalto la città. Sono state bombardate strutture civili con artiglieria pesante. Ci sono stati feriti. Si è sostanziata una concreta minaccia alla vita dei civili. Ciò solleva una legittima indignazione in Russia.

Una tale azione punitiva contro i propri cittadini mostra l'ipocrisia delle autorità di Kiev che hanno falsamente dichiarato la loro presunta volontà di conformarsi alle disposizioni della Dichiarazione di Ginevra del 17 aprile 2014 e alla "Road map" sviluppata dall'OSCE.

Minacce di guerra sono particolarmente sconcertanti dal momento che si è tenuta oggi a Charchov la seconda "Tavola rotonda" per trovare vie d'uscita alla crisi politica in Ucraina. L'impressione che le autoproclamate autorità ucraine usino questo forum per coprire le loro azioni aggressive.

Nuovamente insistiamo sulla cessazione immediata delle ostilità di Kiev nel sud-est dell'Ucraina.

Si pone anche la domanda: davvero si possono svolgere le elezioni sotto il cannoneggiamento in corso oggi in Ucraina in conformità alle norme democratiche del processo elettorale?

Ci aspettiamo che i nostri partner occidentali agiscano energicamente su Kiev per iniziare realmente e non in modo appariscente l’attività di riconciliazione nazionale nel paese.






venerdì 16 maggio 2014



Commento del rappresentante ufficiale del Ministero degli Esteri della Russia A. K. Lukashevich in relazione con la pubblicazione della seconda relazione dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla situazione dei diritti umani in Ucraina


Richiamiamo l'attenzione sul secondo rapporto sulla situazione in Ucraina, pubblicato dall'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR).

Siamo costretti a riconoscere che la relazione ha poco a che fare con il vero stato delle cose nel campo dei diritti umani in Ucraina. Una completa mancanza di obiettività, incongruenze evidenti e "doppi standard" non lasciano dubbi sul fatto che i suoi autori abbiano eseguito un ordine politico di "ripulire" le autorità autoproclamate a Kiev.

Il motivo che ha portato al massacro di Odessa, gli autori lo hanno definito azioni ciniche di alcuni attivisti filo-russi. Sul fatto che gli estremisti e neo-nazisti abbiano bruciato vivi i civili ucraini, che ai feriti veniva sparato attraverso le finestre della Casa dei sindacati, non è stata detta una parola. Nessuna informazione sulle inazioni criminali delle forze dell'ordine o dei successivi arresti di sostenitori della federalizzazione. L'intera trama serve fattivamente all'interpretazione ufficiale di Kiev.

Gli autori del documento hanno nuovamente scelto di ignorare le gravi violazioni dei diritti umani da parte delle autoproclamate autorità di Kiev, tra cui i rapimenti, gli assassini, le torture, le detenzioni extragiudiziali per motivi politici, l'uso arbitrario e sproporzionato della forza inclusa quella militare, e così via. E' significativo che nella trentina di pagine della relazione il tema delle manifestazioni in Ucraina di nazionalismo aggressivo e di neo-nazismo in generale non abbia trovato posto.

È fortemente deplorevole che la relazione giustifichi nei fatti il carattere criminale delle operazioni nel Sud-Est dell'Ucraina, taccia sulle vittime fra i civili, tenti di addossare la responsabilità delle violazioni dei diritti umani alle “forze filo-russe." E questo nonostante il fatto che molte delle azioni delle autorità di Kiev nel sud-est presentano il carattere di crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

Nei commenti sulla Crimea gli estensori del rapporto sono andati oltre a quanto consentito dalla Carta delle Nazioni Unite, che prevede il diritto dei funzionari dell’Organizzazione di rispettare rigorosamente il principio di neutralità e di imparzialità. Dopo aver dichiarato Kiev ed i suoi protettori occidentali che il referendum in Crimea è “illegale”, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha sottoscritto una dichiarazione che riconosce l’esecutività dei Patti internazionali sui diritti umani, il diritto dei popoli all'autodeterminazione, solo se è dettata da considerazioni politiche.

Gli autori hanno in qualche modo dimenticato di menzionare la cessazione della fornitura da parte dell’Ucraina alla Crimea di acqua potabile - un'azione che viola una serie di diritti umani.

Degna di nota la goffa ed a volte invadente ossessione di adattare i fatti e le fonti di informazione alle conclusioni precostituite  che giustificano la Junta di Kiev e la demonizzazione del movimento di protesta nel sud-est. La relazione cita in maniera preferenziale passi della relazione dell’esperto indipendente del Consiglio dei diritti dell'uomo dell'ONU sulle questioni delle minoranze R. Izhak. 

E' sintomatico che ciò che è stato predisposto dall'OHCHR opus non è stato divulgato senza intenzioni al grande pubblico proprio a Kiev ed a nessun altro, come l’Assistente del Segretario Generale dell’ONU I. Šimonović, noto per le valutazioni impregnate di preconcetti e distorte della situazione dei diritti umani in Ucraina. Il 17 Marzo di quest'anno, il Ministero degli Esteri russo aveva già notato che la posizione di questo funzionario delle Nazioni Unite mette in dubbio l'indipendenza e l'imparzialità dell’OHCHR. Nuovo Report - prova inequivocabile.



http://www.mid.ru/brp_4.nsf/newsline/54EF036184B9A73344257CDA0030C5B