martedì 19 settembre 2017

LA STREGA DEL DONBASS


La mitragliera dell’esercito ucraino ha confessato perché ha lasciato la famiglia ed è andata a combattere in Donbass

 
La soldatessa ucraina ha dichiarato di essere una mitragliera del battaglione «Donbass-Ucraina». Per andare al fronte ha abbandonato marito e i figli.

Jana Chervonaja, sopranominata La strega, combatte nelle file delle forze armate ucraine ha raccontato alla giornalista Julia Volkodav la vita quotidiana da militare, informa il portale locale "Zerkalo Nedeli".

Secondo la Strega, per andare in prima linea ha lasciato i figli ed il marito. La militare è una mitragliera del battaglione Donbass-Ucraina. La giornalista ha descritto la Chervonaja come una donna che ha cambiato il ruolo con il marito.

«Ho firmato il contratto. E ho passato a mio marito la mia attività di volontario ed in aggiunta anche i bambini. E cosa doveva fare? Io sono tranquilla solo quando i bambini sono con lui. E lui sapeva che quando decido una cosa non cambio idea. Ha sempre sostenuto le mie idee folli» ha detto la Chervonaja.

Ha anche aggiunto che ha ricevuto il soprannome “Strega” a causa della sua «cattiveria»

 
https://tvzvezda.ru/news/vstrane_i_mire/content/201709182114-bu7s.htm

 

ISTRUTTORI NATO VIOLENTANO DUE RAGAZZE MINORENNI NEL DONBASS


ISTRUTTORI NATO VIOLENTANO DUE RAGAZZE MINORENNI NEL DONBASS
 
Per mascherarsi i mercenari stranieri facevano parte di una delle unità dell’esercito ucraino. L'incidente si è verificato nella regione di Stanichno-Lugansk.
 
Nel territorio occupato della Repubblica popolare di Lugansk è sempre più chiaro il conflitto tra le forze armate ucraine e gli istruttori della NATO. Questo, secondo un corrispondente di IA "Novorossija", è stato affermato oggi in un briefing a Lugansk dal rappresentante ufficiale della Milizia popolare della Repubblica il tenente colonnello Andrej Marochko.
 
Secondo le sue parole nel territorio del villaggio di Teploe - Stanichno Lugansk - l’ufficio del Procuratore militare hanno condotto un'indagine sulle violenze in una delle unità di 14 brigate delle forze armate ucraine da parte degli istruttori lituani.
 
«I motivi della rissa non è stato solo il comportamento bestiale ed arrogante degli stranieri, sia nei confronti del personale militare che della popolazione locale, ma anche la connivenza delle agenzie locali di contrasto ai reati dei mercenari» ha detto Marachko.
 
«Il 12 settembre tre mercenari lituani in una scuola dove vivono hanno violentato due minorenni del villaggio di Teploe. Nella stazione di polizia locale, dove le vittime hanno sporto denuncia, si sono rifiutati di riceverla e le due minorenni sono state fortemente consigliate di «chiudere le bocca». Questo fatto ha fatto infuriare i residenti locali che hanno spinto i militari ucraini a farsi giustizia da soli. Conseguentemente a ciò tre mercenari sono stati ricoverati nell’ospedale regionale di Kharkov con molteplici fratture e contusioni» ha dichiarato un rappresentante del Ministero della Difesa della Repubblica Popolare di Luhgansk.
 
Secondo lui questo fatto dimostra chiaramente la vera essenza degli aiuti stranieri al regime criminale di Kiev, quella di portare "l'ordine" nel Donbass attraverso il genocidio della sua popolazione locale.
 
IA "Novorossija" ha inoltre riferito che nella regione di Stanichno-Lugansk gli istruttori della NATO, malgrado gli accordi di Minsk, stanno addestrando i soldati ucraini. Va notato come l’addestramento di massa delle formazioni ucraine.
 
Va evidenziato come l’addestramento di massa per le azioni di guerra ed il sabotaggio avvengono sullo sfondo delle dichiarazioni del presidente ucraino Poroshenko sulla natura non alternativa degli accordi di Minsk, che necessitano una soluzione politica del conflitto tra l'Ucraina e il Donbass.

Stupri nel territorio occupato della Repubblica popolare di Lugansk avvengono regolarmente. Quest’estate è stato dato conto di uno stupro di una residente di Stalobelsk
 
 

 

 

 

sabato 16 settembre 2017

APPELLO DEGLI ORGANIZZATORI DELLA MARCIA PER LA PACE DI TALLIN





APPELLO DEGLI ORGANIZZATORI DELLA MARCIA PER LA PACE DI TALLIN 

Amici, 

a tutti quelli che camminano sulle strade della pace nella nostra bella piccola Estonia! L’Europa ancora una volta sta diligentemente spingendo sull'orlo del baratro di una grande guerra. Attivamente gli Stati Uniti, abituati da sempre ad uscire dalla propria crisi a spese degli altri, operano una massiccia iniezione di isteria militare anti-russa. I paesi Baltici e la Polonia, con i più assurdi pretesti, vengono inondati abbondantemente di equipaggiamenti militari pesanti e di unità organizzative. Nel nostro paese, un tempo silenzioso e tranquillo, si svolgono quasi mensilmente esercitazioni di combattimento con il massiccio coinvolgimento di truppe straniere, dando l'impressione di un imminente inizio della guerra. Soldati stranieri rimangono in terra estone come a casa loro, non soggetti alla giurisdizione locale come fossero un esercito occupante. Il rombo assordante degli aerei militari che volano sopra le nostre città creano l'impressione che noi tutti viviamo al fronte. 

Per questo il 23 settembre, per le strade del centro storico di Tallinn, si svolgerà nuovamente la Marcia della Pace. 

Se non volete diventare merce di scambio dei giochi geopolitici delle grandi potenze, se desiderate per i vostri figli un futuro sereno e felice di pace e non una chiamata per l’arruolamento per il fronte e le loro «esequie» con i telegrammi di comunicazione di morte a causa di interessi poco chiari, sostenete la lotta per la pace nel Vostro Paese! 

Negli ultimi cento anni l’Estonia già due volte è diventata un'arena per azioni di guerra su scala mondiale che hanno coinvolto la sua gente e le sue famiglie. La guerra non porta nulla tranne la sofferenza delle persone comuni e superprofitti del capitale internazionale. Non vogliamo ripetere gli errori del passato, far finta che la cosa «non ci riguardi!». Ahimè la guerra brucia spaventosamente tutti, indipendentemente dalla loro nazionalità, simpatie ed antipatie politiche.

Abbiamo ancora il potere di impedirlo, dimostrando pubblicamente e apertamente a tutti il nostro desiderio di vivere in pace ed in armonia, in contrasto con l’isteria militare inoculata. La Marcia per la Pace di Tallinn inizia il suo movimento il 23 settembre, a mezzogiorno in punto, dal parco dell'hotel Baltic di fronte alla stazione ferroviaria della capitale. 

I sostenitori della Pace di Tallin marceranno per via Nunne, Pikk e Kniga fino a piazza Piazza Raekoja, poi per Kullassepa e Harju fino a piazza della Libertà, per finire in piazza del Palazzo, dove dalle 13:00 alle 14:00 si terrà il comizio contro la guerra in cui potranno parlare tutti. 

L'emblema della "Marcia della Pace" di Tallin, come l'anno scorso, sarà di nuovo la Colomba della Pace disegnata dal geniale pittore pacifista spagnolo Pablo Picasso per il 1° congresso Mondiale dei Partigiani della Pace. Quest'anno ci sosterranno manifestazioni contro la guerra in Germania, Moldavia, Irlanda ed in altri paesi del mondo. Un mese fa abbiamo già dimostrato la nostra solidarietà nella lotta contro la revisione totale deli eventi della Seconda guerra mondiale e contro la distruzione dei monumenti ai soldati liberatori sovietici in Polonia.

Il 24 settembre nel nostro paese si celebra la festa Nazionale, la Giornata dei popoli dell’Estonia che vuol rappresentare la ricchezza nazionale, la diversità e l'amicizia dei popoli dell'Estonia. Ma il 23 settembre non vuole essere un «distinguo» nel rapporto e un impeto di sentimenti sinceri in colonna marceranno russi, estoni, setos, ebrei, ucraini, tartari e rappresentanti di altri popoli della nostra multinazionale famiglia, amanti della pace nel paese.

I nostri slogan sono assolutamente apolitici e non nazionalisti: «PACE AL MONDO!», «NO ALLA GUERRA!», «PER UN CIELO PULITO!», «STOP NATO!», «VIVA L'AMICIZIA FRA I POPOLI!».

Il comitato organizzatore della Marcia della Pace a Tallinn




venerdì 15 settembre 2017

Quanti bambini hanno ucciso i «Santi anni ‘90»?





Quanti bambini hanno ucciso i «Santi anni ‘90»?

Alla signora Naina El’cin che ha dichiarato che gli anni ‘90 devono essere considerati come santi, è utile ricordare le conseguenze delle decisioni di suo marito, Boris El’cin attraverso il prisma dell’anomalo aumento del tasso di mortalità dei bambini negli anni '90.

I Signori liberali sono generalmente conosciuti per la loro speciale umanità. Sono molto sensibili alle lacrime di ogni bambino, cominciando dal 1917 e sino al 1991. Di quell’epoca sono pronti a discutere ogni caso fino allo sfinimento. Ricordiamo come, alcuni anni fa discutessero, con voce forte e nauseabonda, l'argomento di come Stalin insegnasse a sparare ai minori delinquenti riuscendo persino a trovare una "vittima" al poligono di Butovo - un assassino di 17 anni effettivamente fucilato per i suoi crimini nel periodo di Stalin.

Ma quanti bambini in tenera età hanno ucciso i liberali arrivati al potere in Russia nel 1992? Già da tempo è noto che il numero delle vittime dai focosi anni ‘90 sino al duemila ha raggiunto i 13 milioni di persone in più di 20 anni. Ma i liberali, quando non negano queste vittime, subito si giustificano dicendo che sono morti ubriachi, pigri e tossicodipendenti, incapaci ad inserirsi nel mercato. Si alca in tal modo una barriera protettiva affermando che sono i morti erano esseri umani ma spazzatura, peraltro colpevoli loro stessi della loro morte.

Ma il fatto è che l'aumento della mortalità negli anni ' 90 non sia stata registrata solamente tra gli adulti ma anche tra i bambini: bambini fino a 15 anni ed adolescenti compresi. Interessante, forse che la causa della morte di questi bambini è stata l’alcolismo, la tossicodipendenza o la pigrizia? O forse questi bambini non sono morti? No, sono morti. Questo è ben visibile dai grafici da me elaborati dai dati ufficiali ROSSTAT. Ecco, rifatevi gli occhi sulla curva della mortalità dei bambini e delle bambine di età da 0 a 4 anni.

 

Ben si vede come sono sicuramente decrescenti i tassi di mortalità infantile negli anni '70-80 quando si fermarono per iniziare a crescere a partire dagli anni '90. Con l'aiuto di Exel ho calcolato il trend di 15 anni di riduzione della mortalità nel periodo sovietico e su questo ho costruito - facile da calcolare - il numero di bambini morti a causa del crollo del sistema pediatrico sovietico che contava migliaia di ospedali e di cliniche in tutto il paese grazie alla riduzione del finanziamento delle strutture sanitarie pubbliche o della loro semplice chiusura.

Ecco i risultati del mio calcolo nel grafico successivo.


 
Sono 33 mila 148 bambini e 32 mila 205 bambine di età compresa tra 0 e 5 anni. 

Totale 65mila 353 bambini non sono sopravvissuti ai Vostri "Santi anni ‘90" prima che la mortalità infantile non riuscisse a ritornare su livelli normali. 

Dove è qui per i nostri liberali Stalin, quando la mortalità infantile ed in generale, l'intero tasso di mortalità della popolazione fu allora in costante diminuzione.







mercoledì 13 settembre 2017

L’ASPETTATIVA DI VITA DEI RUSSI HA RAGGIUNTO PER LA PRIMA VOLTA IL 72 ANNI E MEZZO


L’ASPETTATIVA DI VITA DEI RUSSI HA RAGGIUNTO PER LA PRIMA VOLTA IL 72 ANNI E MEZZO

Secondo i dati di Rosstat in sette mesi quest'anno l'aspettativa di vita dei russi è aumentata di 0,63 anni

 
MOSCA, 11 settembre /TASS/. " L'aspettativa di vita dei russi per la prima volta ha raggiunto 72,5 anni, ha detto il Ministro della Sanità della Federazione russa con riferimento ai dati di Rosstat dei primi sette mesi di quest'anno.

"Secondo i dati di Rosstat nei primi sette mesi di quest'anno l'aspettativa di vita dei russi è aumentata di 0,63 anni e per la prima volta nella nostra storia ha raggiunto 72,5 anni. Negli uomini l'aspettativa di vita è aumentata di un anno - da 66,5 a 67,5 anni, mentre nelle donne l'aspettativa di vita si è attestata a 77,4 anni" ha detto il Ministro.

In Russia anche la mortalità continua a diminuire. "La mortalità della popolazione è diminuita del 2,3% ed è stata pari al 12,7 per 1000” (nei sette mesi del 2016 - 13.0 per 1000 - TASS) ha precisato il ministro.

Secondo la Skvorzova la si è avuta una diminuzione della mortalità per neoplasie - del 5,5%, tubercolosi – del 17,6%, malattie circolatorie – del 7,2%, malattie respiratorie - del 23,3%, malattie del sistema digerente – del 10.2 %. Ridotti i decessi da avvelenamento accidentale da alcol - del 21%, così come per cause generiche - del 11%. Diminuite anche le morti a causa di incidenti stradali – meno 10,3%.

Il Ministro ha ricordato come nel corso 2017 si sia riscontrato un tasso di mortalità infantile al minimo storico "sceso del 11,7% nei primi sette mesi ed è stato del 5,3 per 1000 nati vivi".




 

venerdì 8 settembre 2017

TAJMUR MAMSUROV: BESLAN NON E’ DIVENTATA UNA LEZIONE PER L’UMANITA’





TAJMURAZ MAMSUROV: BESLAN NON E’ DIVENTATA UNA LEZIONE PER L’UMANITA’ 

Il Senatore, i cui figli 13 anni fa erano tra gli ostaggi della scuola numero 1, dopo la tragedia smise di parlare con i media stranieri.


I primi giorni di settembre in Russia non sono solo eventi festosi legati al Giorno della Conoscenza (il Primo giorno di scuola). Questi rappresentano anche la memoria della tragedia senza precedenti di Beslan. Il nome di questa città in Ossezia del Nord fino ad oggi è strettamente legato con la data del 1° settembre 2004. Alle 9:15, la locale scuola numero 1 fu presa in ostaggio da un gruppo di terroristi formato da oltre 30 elementi. Gli ostaggi dei terroristi, oltre mille, furono tenuti per tre giorni senza cibo, acqua e medicinali. Tra di essi c’erano anche i figli di Tajmuraz Mamsurov – allora Presidente del Parlamento della Repubblica dell’Ossezia del Nord - Alania, ora membro del Consiglio della Federazione in rappresentanza della Repubblica. Del tema di Beslan il Senatore, con i rappresentanti dei media, ne discute con molta riluttanza. Una delle rare eccezioni l’ha fatta per il corrispondente del "Quotidiano parlamentare" Nikita Vjatchanin.

-        Tajmuraz Dzambekovich, Vostra figlia e Vostro figlio quel giorno furono presi in ostaggio nella Scuola n.1. Il generale Ruslan Aushev, quando entrò nella scuola per negoziare con i terroristi, suggerì di trovare i suoi bambini nell'edificio e di farli uscire, ma lei oppose un immediato rifiuto. I bambini sopravvissero, anche se furono feriti: suo figlio di Zelimchan - alla gamba, sua figlia Zamira alla coscia e al petto. Oggi ci può dire perché prese questa decisione?

- Prima di tutto una decisione viene presa quando c'è il tempo, la possibilità di analizzare la situazione. Allora tutto accadde all'improvviso. Nel momento in cui ebbi una brevissima conversazione con Ruslan Aushev, già sapevamo quanti bambini erano nella scuola, sapevano che questa situazione coinvolgeva praticamente ogni famiglia della nostra piccola città. Ed il rapporto che c’era con tutti i bambini che erano stati presi in ostaggio era come se fossero tutti nostri parenti

Quando ho ricevuto la proposta di far uscire solo i miei figli, è bastato un minuto. Non so cosa avrei risposto a Ruslan Aushev se la stessa situazione si fosse complicata, Dio non lo voglia che si ripeta oggi. Ma poi per tutti noi genitori che siamo stati uniti dalla sventura, fu semplicemente impossibile far uscire qualcuno. E come vivere dopo se la terribile, comune tragedia per un intera comunità tu, solamente tu l’ha puoi scampare? Non mentirò: il mio rifiuto fu una reazione fulminea, non l'ho ragionata.

- Che impronta ha lasciato quegli avvenimenti sui Vostri figli ?

-        Purtroppo molti Suoi colleghi successivamente li hanno ripetutamente tormentati di domande - non ritieni di essere stato offeso da Tuo padre che avrebbe potuto farti uscire dalla scuola ma non lo ha fatto?

I miei figli hanno sempre risposto: nostro padre prende sempre le decisioni giuste. E su questo argomento oggi, ed in genere, non ne vogliono parlare. Posso solo dire che sono diventati saggi prima del tempo - non parlano, soprattutto osservano e operano. Essi sono diventati più intolleranti verso qualsiasi ingiustizia e crudeltà anche se non li tocca personalmente - a differenza di quelli che oggi ipocritamente discutono di atti ed azioni delle quali essi stessi non ne sarebbero capaci. Ho notato che i miei figli discutono proprio come tutte le persone che hanno vissuto gli eventi del 2004 a Beslan.

- Come la loro vita oggi?

- Mia figlia Zamira lavora come dentista a Vladikavkaz. Mio figlio Zelimchan si è laureato all’Università "Bauman" quest'anno - ora riflette su come proseguire. Posso dire che nella nostra Repubblica abbiamo cercato di aiutare a ricostruire la vita di ciascuno dei bambini di Beslan. Molti di loro studiano nelle università e sono convinto che l’attuale dirigenza dell’Ossezia sarà in grado di aiutarli anche nel futuro. Ma una cosa voglio sottolineare: i bambini di Beslan sono persone molto coscienziose. So che ognuno di loro ha reagito intensamente alla tragedia degli scolari della Carelia, hanno inviato una lettera di condoglianze, ha risposto tra i primi nel paese. Secondo me queste persone che sono uscite dalla terribile tragedia non fermandosi a "lamentarsi" in un angolo ma, viceversa, pronti ad agire energicamente, dovranno assumere posizioni chiave nella responsabilità del potere.

- Si rivolgono a Voi spesso i giornalisti per ricordare questi avvenimenti?

-        No, non molto spesso. E con i media stranieri di questo argomento non parlo affatto. Ricordo molto bene come si sono comportati durante la tragedia - qualcuno ha subito girato le antenne dall’altra parte, qualcuno, come gli americani hanno inventato favole di come "casualmente" è apparso un video di come è stata minata la palestra... A loro non interessa il destino dei nostri figli, l'importante è migliorare il rating della loro Media corporation. Per questo la questione, avere rapporti con loro o meno, per me è chiusa. Loro peraltro questo lo sanno e per questo motivo non mi cercano più

- Dicono che il tempo guarisca. Nei confronti della tragedia di Beslan è così?

- Non credo che questo detto sia valido per gli abitanti di Beslan. Io ora vivo a Beslan, in una piccola strada, dove quasi tutti - bambini e adulti sono stati colpiti da quegli eventi. Ecco adesso parlo con te e vedo dalla finestra i miei vicini – in tutte quelle famiglie qualcuno è stato ferito, qualcuno è rimasto traumatizzato.

Ma ci sosteniamo l’un l’altro e Dio ci offre l'opportunità di vivere anche cose così terribili come la morte di bambini piccoli. Non contiamo quanti anni sono trascorsi da quegli eventi - questo è per noi ogni giorno. Nonostante ogni settembre riceviamo tanti messaggi, condoglianze, tante persone vengano alla scuola, al cimitero dove sono state sepolte le vittime di Beslan. Per questo è difficile affermare che il dolore si sia ridotto.

- Beslan, secondo Lei, è diventata una lezione per l’umanità?

- Dopo Beslan abbiamo ascoltato opinioni che affermavano che dall'era del massacro di bambini di Erode una tale tragedia, l'umanità non aveva mai visto. Noi, gli abitanti di Beslan, pensavamo che quel colpo sfrontato alla moralità universale, quando degli adulti arrivano per uccidere bambini, non sarà stato vano. Noi credemmo che una tale crudeltà avrebbe scosso il mondo e non sarebbe mai più accaduto. Purtroppo ci eravamo sbagliati: vediamo che se in passato (il mondo) si fosse occupato dei gruppi terroristici ora in Medio Oriente il terrorismo non si dichiarerebbero Stato

Vediamo come i bambini siano stati uccisi e continuino ad essere uccisi in Serbia, Siria, nel Donbass. L'Europa che ci insegnava la tolleranza verso i banditi, alla fine oggi anche lei stessa debba fuggire da loro. E quei paesi che oggi stanno organizzando la guerra in territori pacifici solo per i loro interessi, non hanno mai capito nulla dopo Beslan. I bambini vengono uccisi e ci viene detto che queste sono "perdite collaterali" - questo è mostruoso! Ricordo come Madeleine Albright, quando le era stato chiesto il perché gli Stati Uniti bombardavano Belgrado, rispose che era "un sacrificio in nome della democrazia”.

Credo che pensassero questo solo nel medio Evo!

La conclusione è triste: le possibilità che un’altra Beslan si ripeta in qualche altro luogo del mondo non sono diminuite, ma sono cresciute – contro ogni buon senso. Temo che la tragedia della scuola n. 1 sia entrata nella storia ma non sia diventata una lezione, amara, per tutta l'umanità. Allo stesso tempo, in risposta a tutti gli appelli della Russia per una cooperazione fra gli Stati per opporsi al terrorismo internazionale, le risposte ad avere semplicemente fiducia nell'Occidente siano borbottii incoerenti. E noi, credo dobbiamo pensare oggi, prima di ogni altra cosa, che un’altra Beslan non deve più accadere sul territorio della Russia